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Sindrome di Hikikomori: dal Sol Levante all’Occidente, sempre più soli, davanti ad uno schermo

Identikit dei giovani Hikikomori

Una scrivania, il proprio letto, il computer, internet e i videogames, poi il nulla attorno. La porta, rigorosamente chiusa della loro camera, a separarli dai loro genitori, dai loro amici, dalla vita che all’esterno continua.

Questo un sommario identikit dei giovani che presentano la sindrome di Hikikomori, una parola giapponese che descrive la condizione di isolamento in cui vivono adolescenti e giovani adulti che rifiutano di comunicare con l’esterno, se non tramite internet. Descritti per la prima volta in Giappone negli anni ‘70 dallo psichiatra Saito, il fenomeno ha oltrepassato il Sol Levante e numerosi casi si contano oggi in tutto il mondo.

Nel 2003, il Ministero della Salute Giapponese ha stabilito un elenco più accurato dei criteri per riconoscere i giovani Hikikomori, tra questi:

  1. Isolamento in casa;
  2. Rifiuto di frequentare la scuola o lavoro;
  3. Persistenza dei sintomi per almeno sei mesi;
  4. Assenza di schizofrenia, ritardo mentale o altri disturbi mentali;
  5. Mancanza di relazioni personali (ad esempio amicizie con coetanei).

Hikikomori: perché?

I sintomi si manifestano spesso nell’adolescenza e, al contrario di quanto si pensi, i ragazzi Hikikomori non vivono in ambienti familiari conflittuali. La frequenza del fenomeno aumenta nelle famiglie ad alto status socio-economico. È stato ipotizzato che nelle famiglie più istruite, i genitori possono avere maggiori aspettative nei confronti dei loro figli, i quali preferiscono evitare i sentimenti di insuccesso attraverso l’isolamento.

Molti ragazzi Hikikomori presentano una prima fase di rifiuto scolastico: nonostante il desiderio di andare a scuola, il ragazzo trova difficoltà psicologiche, emotive e sociali nella vita scolastica (ad esempio per via di episodi di bullismo). Un altro potenziale fattore predisponente per l’ Hikikomori è la cosiddetta “apatia studentesca”, i ragazzi si mostrano apatici ed evitano le competizioni per il timore di perdere.

Il giovane, per paura di essere ferito nel suo orgoglio e sopraffatto dalla vergogna, decide di escludere se stesso dalla società. L’isolamento protegge il proprio aspetto dagli altri e internet resta un valido compromesso per instaurare delle relazioni più superficiali, meno autentiche e dunque sostenibili dal giovane che si sente non adeguato.

Internet potrebbe così rappresentare una sorta di “Uscita di emergenza” per le difficoltà che adolescenti e giovani adulti si trovano a dover affrontare in queste fasi della vita, permettendo loro di sostituire completamente l’interazione sociale reale, senza sentirsi più sopraffatti dalle aspettative altrui. I giovani Hikikomori scelgono il ritiro sociale per preservare loro stessi dal rischio di vergognarsi della loro stessa inadeguatezza.

Sempre meno rari sono i ragazzi Hikikomori che riescono a chiedere aiuto per uscire dal loro isolamento. In questi casi l’obiettivo è quello di sostenerli nel modificare l’immagine negativa che hanno di se stessi e del mondo sociale e aiutarli a rielaborare le loro paure, trovando le risorse per imparare ad affrontare (e non evitare) le difficoltà.

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