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Timidezza: tra la voglia e l’incapacità di approcciarsi agli altri. Cosa vuol dire essere timidi?

Che cos’ è la timidezza? La timidezza non va vista né come un disturbo, né come un tratto di personalità, possiamo descrivere la timidezza come un fallimento nell’affrontare situazioni sociali, caratterizzata da componenti affettive, cognitive e comportamentali.

La timidezza è più comune di quanto si pensi: il 40% della popolazione risulta essere timido. Questo dato è prezioso nel lavoro con la persona timida, in quanto ciò lo porta a non sentirsi solo e isolato nel suo problema.

Bisogna prestare attenzione al non confondere la timidezza con introversione o con bassa autostima: mentre nell’ introversione vi è un volontario rifiuto nel rapportarsi agli altri, il timido cerca la loro vicinanza ma non riesce ad approcciarsi. L’autostima invece può essere alta a livello globale nel timido (come accade a numerose star o persone di potere) ma bassa solo in specifici domini, soprattutto nel dominio delle competenze sociali.

Le dinamiche alla base della timidezza

Nonostante la diversità delle storie personali, vi sono tre dinamiche principali coinvolte nella timidezza.

  1. Conflitto tra avvicinamento- allontanamento: il timido vorrebbe interagire con gli altri, ma si blocca, aspettando che siano gli altri a fare la prima mossa. La motivazione è presente ma non sufficiente.
  2. Lento meccanismo di riscaldamento: i timidi hanno bisogno di tempi più estesi per rapportarsi agli altri, loro vorrebbero velocizzare le relazioni ma non ci riescono. Questo è un aspetto che blocca notevolmente le persone timide.
  3. Zona di conforto limitata: i timidi si lasciano coinvolgere nelle uscite, nelle situazioni sociali, ma in queste occasioni tendono a ripetere sempre gli stessi comportamenti, mostrando un limitato repertorio di azioni che cercano di non modificare, perché per loro il cambiamento significherebbe pericolo.

Nonostante una serie di auto strategie che i timidi mettono in atto per combattere il loro disagio (ad es. estroversione forzata, consultare libri di auto- aiuto, bere o relazionarsi tramite internet), queste si mostrano quasi sempre insufficienti ad affrontare la propria timidezza.

In terapia risulta importante lavorare con la timidezza anziché contro la timidezza. E’ importante accettare il fatto di essere timidi, capire le dinamiche della propria timidezza e modificare ciò che si fa e non ciò che si è. Solo in tal modo si può vivere meglio e diventare dei timidi di successo!

 

Tratto da un mio articolo pubblicato il 04 luglio 2014 su State of Mind

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